Un comico fatto di sangue

Un comico fatto di sangue

Alessandro Benvenuti è la prova assoluta che a teatro si ride, e anche di gusto. Finalmente, mi permetto di aggiungere! Nel suo comicissimo spettacolo, fino all’8 novembre al Teatro Leonardo, Un comico fatto di sangue, di cui è autore, attore e regista, la famiglia è al centro della scena, protagonista indiscussa.

Le dinamiche famigliari non sono argomenti facili da trattare; fin troppo spesso si rischia di cadere nel banale, nel già detto, nel retorico. Non è così per il nostro Benvenuti, che ci regala uno spettacolo, un monologo equilibrato, delicato, ridanciano e godurioso fino alle ultime battute.

Strutturato in cinque fasi temporali, da agosto 2000 a luglio 2015, il monologo dell’attore toscano, attraverso cinque testimonianze chiave, racconta la storia di una famiglia, appunto, alle prese con le proprie vicissitudini, i propri problemi, le proprie crescite e incomprensioni.

Un padre e una madre, ma anche un marito e una moglie, che ricercano la propria intimità, che tentano, senza successo, di affermare se stessi e i propri desideri su gli altri membri del nucleo familiare, che provano a recuperare una comunicazione ormai perduta.

Due figlie, approssimativamente adolescenti, con le loro isterie, i capricci e i sogni dovuti, che scatenano negli infelici mamma e papà la nostalgia per quel tempo andato in cui si sentivano utili, indispensabili.

Un pappagallo, simbolo di serenità familiare, ma che nasconde evidentemente un vuoto necessariamente da riempire.

E poi, come nelle migliori storie, arriva quel momento in cui tutto si stravolge, in cui l’equilibrio, tanto agognato e con fatica mantenuto, scompare come se non fosse mai esistito. Arriva lui, l’intruso, l’inatteso: il Cane.

La vita della famiglia viene scombinata, ribaltata, rinascono più forti che mai le incomprensioni e l’incomunicabilità. Sembra non esserci nessuna possibilità di felicità per queste persone e, sicuramente, nulla sarà mai come prima.

La velocità della performance di Alessandro Benvenuti ci lascia con il fiato sospeso per tutto il tempo: rapido, rapidissimo nel raccontare, con un ritmo sorprendente che coinvolge e stupisce. Nella sua spiazzante semplicità, da solo in scena, senza nessuna scenografia, se non un leggio e una sedia, l’attore toscano ci regala una comicità spietata e chirurgicamente incisiva che rompe gli schemi e apre una finestra, drammaticamente reale, su di noi, su questa nostra Italia alla deriva.

Uno spettacolo imperdibile, capace di suscitare attraverso il sorriso una riflessione profonda su argomenti che, volenti o nolenti, ci appartengono; una prova d’attore notevole, che ci fa tirare un sospiro di sollievo, dandoci una prova certa che il buon teatro esiste ancora; e un curioso gioco di parole, perchè, in fondo, è meglio non prendersi mai troppo sul serio: è il comico che, essendo fatto di sangue, non può trattenersi dal far ridere? O è il fatto di sangue che, nonostante la sua tragicità (o magari proprio per questa!), non può non diventare grottescamente divertente?

A voi le conclusioni, se ne vorrete trarre.

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