Shylock – Io non sono come voi

Shylock – Io non sono come voi

In apparente antitesi con lo spettacolo, il professor Massimo Campanini, uno dei principali esperti e studiosi di cultura islamica, così introduce in un purtroppo breve, ma interessante, incontro, il famoso, controverso e sempre più emarginato personaggio scespiriano di Shylock: “O Gente! Vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina ed abbiamo fatto di voi popoli e tribù affinché possiate conoscervi l’un l’altro.” (Corano 49:13)

Personaggio negativo nella maggior parte dei casi, Shylock è stato nei secoli maneggiato, modellato, trasformato, riadattato e risulta sempre più difficile offrirne nuove e stimolanti letture. Coraggiosi, dunque, sono stati il giovane regista Alberto Oliva e l’attore Mino Manni, che dalla messinscena de Il mercante di Venezia nel 2012 hanno saputo trarre uno spettacolo intenso e per nulla scontato, dai toni forti che non lasciano sottintesi.

Nonostante l’iniziale buio della sala, da subito si capisce dove Oliva ci ha voluto portare: nulla ci fa immaginare Venezia più dell’acqua e così, nella penombra, cominciamo a sentire il dolce scorrere dei canali e la nostra mente vaga nei ricordi a recuperare istantanee di momenti, di cui la Serenissima è stata la magica cornice.

Tra le assi irregolari del palcoscenico, che formano calli e ponti, il protagonista assoluto è Shylock, già sconfitto, già allontanato e costretto all’esilio. Mino Manni interpreta un intimo Shylock e la sua rivincita, un modo, un’occasione per dare voce a un personaggio troppo spesso caricato di valenze negative e ascoltare per una volta la sua versione dei fatti, i suoi dolori, le sue incomprensioni. E lo fanno, Manni e Oliva, attraverso la creazione di un monologo non solo tratto dalla famosissima opera di Shakespeare, ma suggestionato anche dalla letteratura ebraica e da altri testi, come il breve ma intenso racconto Yossl Rakover si rivolge a Dio di Zvi Kolitz. I Demoni, così si chiama la compagnia, mettono in scena l’ebreo malvagio, l’usuraio, colui che antepone sempre il proprio interesse a quello degli altri, un uomo necessario, crudele e senza cuore, che si può permettere di pretendere una libbra di carne nel caso di un debito non pagato: e se si fosse trattato di uno scherzo? Se Shylock avesse parlato della libbra di carne solo come battuta? Allora tutto cambierebbe, tutte le le provocazioni, la spietatezza e la disumanità troverebbero la loro giustificata spiegazione, non avremmo più nulla da rimproverare al povero e incompreso Shylock. O forse no?

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Il dolore di un padre che ha perso la figlia, il rapporto controverso con Dio, la pretesa di una giustizia umana e divina che non arriverà mai, l’Odio per ciò che non capiamo, ciò che è diverso da noi, queste sono le riflessioni con le quali il pubblico si ritrova a confrontarsi: un incontro spiazzante, che travolge lo spettatore. Alberto Oliva e Mino Manni gettano un ponte temporale tra il XVI e il XXI secolo, servendosi di Shylock e della sua emarginazione per parlare di quale sia il nostro rapporto con il Diverso, con ciò che non conosciamo e che vogliamo a tutti i costi uniformare a noi, popolo civile. E lo fanno nel modo più sconcertante: coinvolgendo il pubblico in un rapporto diretto con il protagonista, un rapporto, un confronto che non ha via di scampo, né soluzione.

Dal 23 ottobre all’1 novembre, lasciatevi raccontare da Shylock, ebreo discriminato e reietto, una parte, fin troppo reale, del nostro mondo, della nostra storia, per riflettere insieme sull’identità culturale nostra e altrui, e sull’importanza di affermare sé stessi senza rinnegare ciò in cui si crede.

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