Quasi perfetta. Uno spettacolo sull’anoressia

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Quasi perfetta. Uno spettacolo sull’anoressia

Da una banale mela tentatrice tutto ha inizio. Il minaccioso frutto, con le sue 95 calorie, condanna Eva e Adamo, e con loro tutta l’umanità, a una vita lontana dalle gioie del Paradiso Terrestre.
In scena al Teatro Leonardo, dal 18 al 20 marzo, Quasi perfetta. Uno spettacolo sull’anoressia: un testo brillante e importante, scritto da Valeria Cavalli e Claudio Intropido, che ne ha curato anche la regia; un testo necessario e forte che, anche grazie all’energia di Giulia Bacchetta, da sola in scena, non scade mai nel pietoso e nel patetico, ma, al contrario, coinvolge e diverte senza annoiare.
La storia è quella di Alice, ormai adulta e matura, che, spinta dalla necessità di raccontare e raccontarsi, ci parla della sua infanzia, della sua crescita e del disagio, della sofferenza che hanno segnato la sua vita. Su una scena scarna, composta da uno specchio a sinistra e dalla rete di un letto al centro, posizionato in verticale, si va delineando l’esistenza di una ragazza alle prese con i rapporti, familiari e non, le difficoltà e le delusioni quotidiane, che ognuno di noi, come Alice, affronta giorno dopo giorno.
Dall’infanzia all’adolescenza, fino alla maturità, il relazionarsi della protagonista con le persone che la circondano è sempre complicato. I genitori sono lontani, distanti dalla delicatezza e dalla sensibilità dell’anima di Alice: non la comprendono, non ne capiscono il disagio e quindi non ascoltano. Le continue critiche, sotto forma di consigli, di una madre dominante e ossessiva, insieme alla costante ricerca di approvazione da parte di un padre assente, minano la sicurezza e lo sviluppo della ragazza. Il rapporto con la migliore amica, Irene, unica a capirla e a sostenerla si incrina con l’arrivo della prima bruciante delusione d’amore. Bellissimo e profondo il legame con la portinaia Adele, milanese doc, che con le sue storie fantasiose e le simpatiche lezioni di vita non aiuta solo Alice, ma trascina e coinvolge ogni spettatore.
La frizzante Giulia Bacchetta, con grande delicatezza e umanità, riesce a catturare il pubblico a ogni battuta, donando al testo, già bello e intenso, la giusta e meritata interpretazione, un mix di ironia e intimità, che non vuole giudicare né trovare i colpevoli, ma semplicemente comunicare e spiegare la difficoltà di un disagio che va oltre l’apparenza. Le delusioni, i rimpianti, le sconfitte e le insicurezze si trasformano ben presto in ossessioni: tutto ciò che è uno schema, una regola, dei binari da seguire diventano fondamentali per Alice, nulla può discostarsi dal tragitto che lei ha stabilito di dover percorrere, perché solo così, può dimenticare, vomitare tutto il dolore e tornare a sentirsi svuotata, pulita, leggera fino a scomparire … solo così può volare.
Dall’episodio biblico alla favola di Biancaneve, la mela, come un filo rosso che attraversa e simbolicamente tratteggia l’esistenza di Alice, ottiene nel finale la sua rivincita, diventando, da frutto nocivo e pericoloso, immagine concreta del coraggio e del desiderio di guarire.

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