Psycho killer – Quanto mi dai se ti uccido?

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Psycho killer – Quanto mi dai se ti uccido?

Questo maggio promette bene a MTM Manifatture Teatrali Milanesi e, anche se con un po’ di ritardo, offre agli spettatori l’occasione di godersi un pesce d’aprile fuori stagione, uno scherzo teatrale, un gioco gradevole, divertente e, soprattutto, sicuro!
Avete tempo fino all’8 maggio per farvi prendere in ostaggio nella sala seicentesca del Teatro Litta dal movimentato spettacolo di Ippolito Chiarello e Walter Spennato, per la regia di Michelangelo Campanale, Psycho killer – Quanto mi dai se ti uccido?.

La quiete prima della tempesta: una volta accomodati sulle comode poltroncine rosse, una voce avvisa il gentile pubblico che il concerto per cui ha pagato il biglietto sta per cominciare. “Concerto? Quale concerto?” … facile immaginare una lieve confusione nella mente dello spettatore, che, preso dal panico di aver sbagliato sala o teatro, cerca freneticamente sul biglietto informazioni che lo tranquillizzino di essere nel posto giusto. Ma la confusione passa in fretta: anche se non sembra essere uno spettacolo teatrale, le note jazz del sassofonista Raffaele Casarano piacciono e deliziano, facendo rilassare anche le indoli più ansiose.

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L’atmosfera è quella giusta: luci soffuse, musica dal sapore d’altri tempi, che fa sognare a occhi aperti. Improvvisamente i primi spari ci ridestano come da un incantesimo e ci accorgiamo che, forse, fino ad ora abbiamo sognato, che la realtà è un’altra, più cupa, più crudele, ma grottescamente divertente. Attratto e allo stesso tempo diffidente, lo spettatore è coinvolto in un gioco teatrale insolito e originale che ha come protagonista uno psicopatico serial killer, Ippolito Chiarello. Fuori da ogni possibile logica, la strana figura conquista da subito le nostre simpatie e, anche se minaccia, “insulta” e impartisce ordini, non si definisce mai in maniera negativa nel suo rapporto con il pubblico.
Bastano pochi di minuti di spettacolo per farci capire che quello a cui stiamo assistendo è inusuale e originale, è qualcosa che scardina i canoni scenici, le convenzioni, per far nascere qualcosa di nuovo e poco ortodosso: qualche delicata nota jazz, un energico coinvolgimento del pubblico, un testo insaporito da qualche lieve sentore di Teatro dell’Assurdo e Futurismo, fanno di questo spettacolo un’operazione riuscita.
Nonostante il periodo storico poco allegro in cui ci troviamo, Ippolito Chiarello e i suoi due partner scenici (Raffaele Casarano, “l’impavido” sassofonista, e Michelangelo Volpe, lo schietto tecnico, nonché abile chitarrista) divertono senza infastidire né spaventare, grazie al sapiente uso di un’ironia pungente e sottile.

Ma cosa ci fa un serial killer al Teatro Litta? Fa quello che facciamo tutti .. aspetta l’amore! E nell’attesa, tra uno sparo e un’intimidazione, racconta di sé, racconta della sua vita, dei suoi sogni, delle sue paure. È impossibile non provare un’affinità nei confronti di questo strano personaggio, che, anche se crudele e spietato, si fa specchio di un’umanità, che non si allontana troppo dalla realtà. Ci siamo tutti in quel riflesso collettivo: l’assuefazione alla violenza, ormai un’oscura presenza quotidiana; la mancanza di tolleranza per qualunque cosa sconvolga, anche in piccolo, il percorso delle nostre vite; la tendenza a rifugiarsi e a costruirsi una realtà personale e individuale, fatta di verità soggettive, piuttosto che far crescere e sviluppare una realtà collettiva, che punti a un benessere sociale.
Ingredienti importanti per uno spettacolo che li tratta con la giusta delicatezza e ironia, senza appesantire.

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