MOUVMA! Nous, qu’avons encore 25 ans.

MOUVMA

MOUVMA! Nous, qu’avons encore 25 ans.

Il movimento è vita, è speranza, è rivoluzione.

MOUVMA! Nous, qu’avons encore 25 ans. è il terzo e intenso spettacolo della linea Apache, in scena nella sala La Cavallerizza del Teatro Litta dal 17 al 20 marzo, con la delicata e profonda regia di Anna Serlenga. Il Collettivo Corps Citoyen (TN/IT) ci racconta le turbolente vicende della primavera araba del 2011, ormai per gli europei un lontano ricordo, ma che hanno segnato un Paese e la dignità di un popolo intero.
Spettacolo prodotto in forma di studio nel 2013/2014, semifinalista al Premio Scenario 2013 e vincitore di diversi premi e riconoscimenti culturali e sociali, arriva ora per la prima volta al Teatro Litta, consolidando artisticamente e umanamente la filosofia e la struttura stessa del Collettivo, nato nel 2013 tra Tunisi e Milano, a favore di un teatro fisico che si fa strumento di resistenza, cambiamento, conoscenza e divertimento.
Una cornice, che tratteggia l’ombra di un teatrino all’italiana, inquadra la scena. In alto, uno schermo su cui scorreranno i sottotitoli, importantissimi per godersi uno spettacolo in lingua francese e tunisina, dalle quali la performance trae forza e musicalità. In basso, taniche di benzina dividono lo spazio scenico da quello riservato al pubblico in attesa. Da subito, però, i muri vengono abbattuti, non ci può essere separazione: il percorso di quello che avviene in scena e ciò che arriva allo spettatore deve essere diretto e di impatto, non può essere né deviato né rallentato, perché la libertà e la dignità di un popolo riguardano ognuno di noi. «Ça va?» (Come va?), chiede il bravissimo attore Rabii Brahim al pubblico in sala. Nonostante la timidezza e lo stupore iniziale, è bello poter constatare, in queste occasioni, che esiste negli spettatori un piacere nascosto ma concreto, vivo sebbene spesso represso, ad assumere un ruolo attivo e partecipativo alla performance. E così, uno dietro l’altro, fioccano i «Tutto bene, grazie!», «Sto bene!», «Va tutto bene, grazie» (alcuni anche in francese!), regalando all’attore, e anche a noi, un sorriso disteso e compiaciuto.
Il racconto di Rabii Brahim, che così simpaticamente ha conquistato il nostro affetto, prende vita sulla scena e ci lascia senza fiato, come un fulmine a ciel sereno, come un’improvvisa tempesta d’agosto. Una folla che protesta, sirene, spari e assordanti grida incarnano la disperazione di un popolo che vuole solo ritrovare la propria libertà; un popolo soffocato che si muove faticosamente, a scatti, con angoscia, anelando a un qualcosa che possa essere migliore di ciò che hanno; un popolo e persone, che, sempre più a terra, tendono le braccia sempre più in alto, come ad afferrare, con le ultime energie, la dignità del proprio futuro. L’illusorietà e la precarietà dell’utopia prendono il sopravvento: “Abbiamo sognato”, dice l’attore, ma ora tutto è possibile perché è dai sogni che nasce la speranza.
Il Collettivo Corps Citoyen (TN/IT) e la regista e curatrice Anna Serlenga, nonostante gli inconvenienti burocratici che hanno impedito ai due altri interpreti previsti nella performance di presenziare, hanno saputo riadattare alla situazione e, quindi, regalarci un’esperienza toccante ed efficacie, dal forte impatto emotivo e intellettuale.
É impossibile, dopo tutto questo, rispondere nuovamente alla domanda «Ça va?». È difficile pensare al futuro, alla lotta, alla speranza di poter ancora cambiare qualcosa.
Il movimento (“Mouvma” in dialetto tunisino), che è vita e speranza, si fa, così, anche Movimento Sociale, rivendicando la necessità di una riflessione e la considerazione di un gesto storicamente e umanamente rilevante.

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