Le grandi produzioni (storiche) di MTM in onda

le recensioni

Il venditore di sigari

Non credo che nessuno aspettasse me per assodare che Il Venditore di Sigari è uno dei più bei spettacoli in circolazione. Non credo ci sia una sola cosa fuori posto, bella la scenografia, belle le luci, le musiche, e non ultima, anzi in assoluto prima, una regia essenziale e delicata. La storia che nasce in un piccolo negozio di sigari divampa insieme alle fiamme usate per continuare ad accendere l’unico sigaro che il cliente affezionato si è finalmente deciso a comprare. Un gioco delle parti sottile e logorante, un alternarsi di empatie che lasciano l’amaro in bocca. Chi è vittima? Chi è carnefice? Chi è il vigliacco? Chi ha avuto veramente coraggio? Un viaggio attraverso un periodo storico importante, un viaggio attraverso noi stessi. Un valido motivo in più per augurarsi al più presto la fine di questo supplizio chiamato quarantena, applaudire dal vivo due grandi attori.

Stefania Marongiu

 

 

Getsèmani

Apprezzare la mia ignoranza per essere sempre sorpresa dalla bellezza. Bellezza dell’arte che è ovunque ed è per chiunque , ignoranti come me compresi. Assisto a questo spettacolo nello spettacolo, metateatro direbbero quelli bravi e ne vengo completamente assorbita. Gesti semplici, come il prendersi per mano, il condividere arte, gesti e bellezza, suoni, movimenti, sorrisi. Siamo nell’orto di ulivi più famoso della storia, siamo qui e ora e siamo là allora, siamo spettatori e attori, siamo pronti ma impreparati a ciò che sta per accadere, ma quando accade non ci tiriamo indietro. La musica accompagna, l’arte è vita , l’arte è sollievo. Getsèmani è pura arte, bellezza per l’anima, che sia santa o profana.

Stefania Marongiu

 


Scateniamo l’Inferno!

Spettatori: Stefania, quasi 45 anni, Francesco, quasi 14 anni, Andrea, quasi 10. Proporre il teatro, per di più in Tv, a dei ragazzi non è impresa semplice. Patto: “se non vi piace , si cambia”
Non si è cambiato.
Difficile contenere le domande, “chi è ?” “Cosa fa?” “e adesso?” Ma alla fine siamo stati rapiti da Dante insieme agli spettatori reali, e abbiamo riso, abbiamo cantato, o meglio rappato, abbiamo seguito Dante all’Inferno e oltre.
Una sorpresa, una piacevole sorpresa vedere i miei ragazzi non fuggire via perché finalmente hanno sentito qualcuno rivolgersi direttamente a loro, e per la mamma sempre brodo caldo per l’anima ripercorrere quei giorni che tanto hanno influenzato l’adolescenza e la vita tutta.
Ultimo ma non ultimo, un maiuscolo Rosti, come sempre. E lo scrivo perché sono di parte e chi se ne frega.

Stefania Marongiu

 

 

Scateniamo l’Inferno!

L’idea di fare uno spettacolo per ragazzi, ma non solo, che parla di Dante e della Divina Commedia l’ho trovata originale. Anche la messa in scena e la regia sono interessanti.
C’è un buon ritmo, lo spettacolo a tratti è divertente e anche emozionante; non ultimo un commento sugli attori, molto molto bravi e credibili nei loro ruoli.

Laura Scaccabarozzi

 

 

TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

Il mio è il punto di vista di uno spettatore che guarda sperando di emozionarsi, di immedesimarsi in un personaggio o semplicemente di svagarsi; in questo caso mi sono ritrovata in tutte e tre le situazioni.
Inizio col dire che mai mi sarei aspettata di assistere ad uno spettacolo di teatro dallo schermo di un telefono e provare le stesse sensazioni che la scena regala a chi è seduto di fronte al palco. MTM Teatro Litta ha dato vita ad una grande iniziativa che ha lo scopo di portare i loro spettacoli più amati direttamente a casa nostra. Sono stata incuriosita da questa proposta e mi sono fatta così catturare da “Trilogia della villeggiatura”.
L’opera di Goldoni è incentrata sulle vicende di un gruppo di borghesi che vengono raccontate tramite una serie di tre commedie, ognuna di esse focalizzata su un aspetto diverso della classe sociale. Il desiderio e l’euforia della partenza per la villeggiatura si affievoliscono man mano con il susseguirsi di episodi inaspettati, fino a spegnersi del tutto con il ritorno in città.
È stato interessante vedere il cambiamento attuato dai singoli personaggi, l’abbandono della maschera imposta dalla società e la rottura delle aspettative che ognuno nutriva nei confronti dell’altro. Una rivelazione dietro l’altra porta a scoprire le emozioni sincere e le reali intenzioni dei personaggi e l’atmosfera da eccessivamente gioiosa diventa improvvisamente cupa e malinconica. Ogni attore è riuscito a mostrare un lato umano che va oltre la finzione e in alcuni casi la trasformazione è stata tale da non permettere più nemmeno il riconoscimento del personaggio, come per lo “scrocco” Ferdinando.
Un altro elemento che mi ha stupito riguarda la particolare costruzione dello scenario in cui il palco diventava luogo di due situazioni parallele. Un unico quadro mostrava vicende distinte, ma legate al contempo da un filo sottile e quasi invisibile, come una parola o un pensiero. I dialoghi che si alternano senza perdere mai l’equilibrio catturano l’attenzione e sono stati l’inizio del confronto con la realtà.
Da menzionare inoltre le scene di gruppo, dove sono state evocate situazioni dinamiche dagli sfondi precisi anche solo con l’utilizzo di valigie e sedie in metallo. L’euforia della partenza e il tipico pomeriggio in villeggiatura sembravano ambientate al di fuori del palcoscenico ed è questo il vero obiettivo del teatro.
In un momento in cui tutto sembra congelato lo schermo può diventare un sipario che si apre sulle nostre case.

Sofia Ciccotta
www.losbagliato.it

 

 

TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

 Il mio parere sulla rappresentazione è quella di una giovane appassionata della dimensione teatrale e amica dell’ambiente MTM.
Infatti, quelle vecchie volpi di Grock devono essere in possesso di qualche tipo di pozione magica da rifilare sapientemente al loro pubblico affezionato. Mi stupisco sempre, anche se dovrei iniziare ad aspettarmelo, di come riescano ad alleggerire il classico dal peso del tempo, alternando risate di gusto ad altre più amare.
Ebbene, anche la “Trilogia della Villeggiatura” di Carlo Goldoni non è stata risparmiata dalla loro terapia dimagrante; tranne per la lunghezza… per quella nessuna dieta “fai-da-te 10kg in 10 minuti” potrebbe ridimensionare le lunghe e tantissime commedie di Goldoni.
La scelta è audace come la compagnia: prendere per il collo usi, mariage e usanze della borghesia rampante contemporanea a Goldoni e trapiantare tutto nel Boom economico italiano degli anni 50, dove gonne a ruota pastello svolazzano tra swing e valigie con le chiusure in pelle.
Abbiamo uno spettro della borghesia veneziana amplissimo: tra uomini poveri di sentimenti quanto di denaro, sorelle ossessionate dalla moda per la Moda francese, padri di famiglia succubi delle volontà di una figlia innamorata del ben pensare, giovani vogliosi del danaro démodé e poveri servi (dal dialetto impeccabile) realisti come Vittorio De Sica in mondo Hollywoodiano.
Cosa può, allora, unire queste anime perennemente insoddisfatte? L’innata borghese capacità di essere vittima della competizione, del “ben pensare” e del pettegolezzo.
Ossessionati dalla volontà di possedere quello che è bene avere, perdono, oltre i soldi che ritengono tutto, anche i pochi sentimenti veri per loro e non per la “morale” imposta.
Persino Amore si concede solo attraverso un casto bacio, non oltre il costume dettato da un’ipocrita società che predica l’obbligo al divertimento e razzola miseria.
Resta però, significati ultimi a parte, una piacevole commedia che suscita una contenuta (e borghese) risata mista alla pena per il realismo (di cui lo spettatore sente puzza fin da subito) che si abbatterà sui buffi personaggi.
Spettacolo consigliato anche attraverso l’asettica finestra digitale sulla realtà (ovvero il canale Vimeo del teatro Litta), non sono le poltrone rosse del Teatro Leonardo, ma ci si accontenta.

Bianca del Basso
www.losbagliato.it

 

 

IL SONDAGGISTA

Uno spaesato Renato Mannheimer, sondaggista di professione, se non addirittura primo sondaggista in assoluto in Italia, viene adescato da un professionale Syxty per portare in scena “Sui danni del tabacco” di Cechov, ma arrivato sul palco si rende conto di dover mettere in scena tutt’altro.
Una sorpresa inaspettata, un monologo fatto di riflessione serie e meno serie, a tratti biografico, forse, una moglie presente nei racconti, assente in scena e un finale denso di sondaggi.
Un bell’esperimento accompagnato da grandi artisti come Valeria Cavalli, la regia di Alberto Oliva, i quadri di Syxty, realtà e finzione si intersecano in una piacevole dissertazione e  alla fine Cechov riesce comunque a fare la sua incursione.

Stefania Marongiu

 

 

TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

Ambientato circa due secoli dopo essere stato scritto, trova una nuova e gioiosa freschezza.
Ma che belli i costumi! Che bella la scenografia! Che bravi gli attori! Un Goldoni che io non avevo mai visto. Divertente, spumeggiante, simpatico. Ho riso, sospirato, mi sono appassionata alla trama e ai personaggi. Un complimento speciale al grande Ferdinando, senza togliere niente agli altri, ma l’ingresso saltellante accompagnato da musica di sottofondo e coriandoli è l’ingresso che sogna ognuno di noi.
Spettacolo riuscito, bravi tutti, questa volta in particolar modo apprezzo la regista, che trova sempre il modo di far risplendere grandi classici.

Stefania Marongiu

 

 

 

TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA

Ho trovato lo spettacolo molto godibile e a tratti divertente. Buona la regia, gli attori bravi e molto ‘caratterizzati’ nei vari personaggi.
Trovo interessante queste rivisitazioni di classici del teatro che spesso ho visti rappresentate dalla compagnia di Quelli di Grock.
Anche la musica, sempre presente nei loro spettacoli, è molto coinvolgente.

Laura Scaccabarozzi

 

 

GL’INNAMORATI

E poi ci sono i capolavori assoluti, quelli con tutti i protagonisti in stato di grazia, quelli con decine di applausi a scena aperta. Quelli che ti fanno ricordare quando e perché ti sei innamorata del teatro, quelli che segnano la tua memoria e il tuo cuore. Quelli che per fortuna, in un certo senso, ti salvano la vita. Be’, questo è uno di quelli.

Claudia Comici

 

 

 

ANNA K – una vivisezione di me

Tempo fa mi raccontarono che c’era una prostituta di Rio che si faceva chiamare Anna Karenina, tutto vero, questa cosa mi fece ridere molto, chissà mai perché. Una bravissima Debora Virello, e facciamoli questi nomi e cognomi anche noi che non lavoriamo di certo con il favore delle tenebre, che non conoscevo, anche perché mi rendo sempre più conto che la mia ignoranza è una ignoranza profonda – ma grazie al cielo ci sono le produzioni di MTM che stanno rendendo utile questo isolamento social -, che mai mi avrebbe permesso di tuffarmi in tutte queste rappresentazioni. Ma torniamo ad Anna, o meglio, torniamo a noi. Perché Anna sono io, è stata presa la mia vita e messa in scena, con la voce fuoricampo che non è niente altro che le voci che si sovrappongono in continuazione per tutto il corso della giornata, in continuazione, nella mia testa, nella vita. Anna siamo noi, ora in questo momento come lei. Quante volte, troppe volte, avremmo voluto segnare quei binari con le nostre mani per mettere fine al martirio di una esistenza che non sentiamo appartenerci?
Grazie Debora, Grazie MTM.
Ho passato la notte a cercare le rappresentazioni di Anna Karenina, e a pentirmi di aver riso di quella povera donna di Rio, che non poté scegliere nome migliore.

Stefania Marongiu

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