L’arte della menzogna

L’arte della menzogna

Come un moderno Pinocchio, senza, però, naso lungo né gambe corte, Andrea Robbiano, guidato sapientemente dalla regia di Valeria Cavalli e Claudio Intropido, è in scena al Teatro Leonardo, dal 19 al 29 novembre, con L’arte della menzogna, meraviglioso testo della Cavalli.
La storia è quella di Diego, un giovane con gravi problemi di identità, come ce ne possono essere tanti oggi, come ieri e in tutte le epoche. Le prime parole con cui lo spettatore si trova a doversi confrontare, sono le parole che il protagonista non dice, parole difficili, talmente pesanti che non riescono a fuoriuscire dalle labbra di Diego, in un imbarazzante, ma necessario, confronto con il padre: prevale la mancanza di comunicazione, quell’opprimente stato di angoscia mista a curiosità, che inibisce il coraggio.
Un improvviso e inaspettato rapporto diretto con il pubblico sancisce un legame, un’empatia, che durerà per tutto lo spettacolo, e dà inizio a un lungo flashback, raccontando una vita di bugie fino alla scoperta della propria, unica e vera, verità.

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In un energico susseguirsi di episodi, intervallati e introdotti da piacevoli intermezzi musicali, impariamo a conoscere i due gemelli, Diego e Michele e la loro famiglia: una mamma, apprensiva come tante, che ha sempre la soluzione a tutto nella sua magica borsetta in pieno stile Mary Poppins, e un papà, carabiniere e campione di nuoto, che, come accade fin troppo spesso, riflette sui figli le sue ossessioni e le sue aspettative.
Le differenze caratteriali dei due fratelli si acuiscono con l’avanzare dell’età, e mentre l’uno, Michele, sa perfettamente chi è e cosa vuole, l’altro, Diego, non fa altro che adeguare la propria vita alle verità degli altri. Comincia così, sin da piccolo, a costruire castelli di bugie: mattone dopo mattone, Diego mente per tutta la sua vita per non sentirsi inadeguato, per piacere alle persone che gli sono care, per tirarsi fuori da situazioni spiacevoli a scuola, come a casa, e soprattutto per non per non deludere il padre e renderlo orgoglioso e fiero di lui.
Il suo adattarsi alle convenzioni sociali e al volere del padre, il suo fare tutto quello che ci si aspetta da lui, trasformano la vita del protagonista in una gabbia, in cui fingere di stare bene e di essere felici è l’unico modo per sopravvivere. Come nelle migliori fiabe, solo un Bacio, quello vero e autentico, cambierà radicalmente la vita e il modo di vedersi di Diego, sgretolando il suo castello di menzogne.
Un testo, quello di Valeria Cavalli, bello e profondo, che non lascia nulla al caso e che piace perché diretto, semplice, senza fronzoli né giri di parole, nonostante la difficoltà dei temi trattati. Se la scrittura poi incontra un interprete incisivo e, al tempo stesso, delicato come Andrea Robbiano, non rimane che celebrarne l’unione!

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