La bottega del caffè

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La bottega del caffè

In queste fredde serate milanesi al Teatro Leonardo ci si riscalda con una bella tazza di caffè nero bollente. La bottega del caffè, straordinario adattamento di Valeria Cavalli dal testo di Carlo Goldoni, sarà in scena fino all’1 gennaio per deliziare giovani e meno giovani con il suo coinvolgente e vivace allestimento.
Sotto la guida della storica coppia Cavalli-Intropido alla regia, dall’ambientazione settecentesca si passa a una colorata e seducente atmosfera da Moulin Rouge, ricca di paillettes, lustrini, piume, frange, gambe e soprattutto tavoli da gioco e carte.
Il vero protagonista di questa Las Vegas goldoniana è il gioco d’azzardo e i suoi devastanti effetti sulla vita e sulla salute degli individui, o meglio, di due individui in particolare, Eugenio e il conte Leandro (nome in codice di Flaminio Ardenti). Entrambi sposati con belle e giovani mogli, sono però pronti a rinunciare a tutto ciò che hanno per un’altra mano di carte, o un altro giro alla roulette in attesa che la fortuna gli sorrida. E lo fanno. Abbandonano tutto, perdono tutto, solo per quel barlume di speranza, sempre più esiguo, che gli fa desiderare una vita migliore, ma che, allo stesso tempo, li trascina giù in un baratro senza alcuna via di uscita, allontanandoli dalla felicità. La struttura stessa della messinscena sancisce l’assoluta impossibilità di risoluzione delle (dis)avventure dei personaggi goldoniani, che, attraverso un efficacissimo loop, sono costretti a ripetere esattamente gli stessi errori, a cadere negli stessi tranelli, a provare le stesse vergogne. L’agognato e fiducioso finale da commedia ci viene dato e subito strappato via, lasciandoci con il sorriso un senso leggero di amarezza che fa riflettere.
Le canzoni e le musiche di Gipo Gurrado, che avvicinano lo spettacolo alla dimensione del musical, portano freschezza e vivacità al testo di Goldoni, rendendolo più contemporaneo che mai. Degni di nota, poi, gli attori in scena, che, con una recitazione dal ritmo incalzante e brioso, sono in grado di sostenere e trasmettere la bellezza del testo: Gaetano Callegaro, Pietro De Pascalis, Jacopo Fracasso, Cristina Liparoto, Andrea Robbiano, Roberta Rovelli, Simone Severgnini, Daniele Turconi, Debora Virello.
Oltre a Eugenio e al conte Leandro, sul palcoscenico del Teatro Leonardo brillano una sfaccettata varietà di personaggi: ci sono le mogli, Vittoria e Placida, sempre alla ricerca dei loro sventurati mariti, malati di gioco; c’è la bella Lisaura, ballerina della bisca, unica veneziana in scena, da sempre protagonista dei più calunniosi chiacchiericci, ma che, in fondo, desidera solo l’amore, o quanto meno di sistemarsi; c’è poi Don Marzio, un napoletanissimo e discretissimo (si fa per dire!) usuraio che vive sulle disgrazie economiche degli altri; c’è il furbo, ma non troppo, Trappola, un moderno e simpatico Arlecchino dei nostri tempi, chiaramente immigrato dell’est, che lavora come tuttofare nella bottega del caffè del signor Ridolfo; e c’è, per l’appunto, Ridolfo, ex-giocatore d’azzardo, salvato dal padre di Eugenio dalla disgrazia in cui era caduto e che rimane, in quel finale così allarmante, l’unico ad essersi effettivamente liberato dalla mania del gioco e ad aver trovato nella sua bottega la propria ragione di vita e felicità. E per finire, c’è lui, il diabolico cowboy che gestisce la bisca, che manovra a suo piacere i fili del gioco e dei giocatori, l’unico che vince sempre e trionfa incontrastato: lo spietato Pandolfo.
In questa storia non ci sono eroi. Sì, c’è un timido e poco efficace tentativo del saggio Ridolfo di salvare Eugenio dalle grinfie di Pandolfo, ma è tutto vano e ”l’eroe” finisce per tornare a vivere nel proprio piccolo spazio fondato su un’onestà tanto agognata, circondato dai vizi, dalle dissolutezze e da chi se ne serve per i propri interessi.
E, in un mondo così, neanche l’amore ha tante speranze e, senza dubbio, non può vincere questa battaglia. Malgrado questo, la forza straordinaria delle donne di questo spettacolo ci travolge e ci appassiona: esse sanno perfettamente di non avere alcuna possibilità contro Pandolfo e ciò che rappresenta, ma, nonostante ciò, non si arrendono, non rinunciano all’occasione di provarci ancora, ancora e ancora, per sé stesse e per chi amano. Ed è in questo loop scenico senza fine che viene fuori la tenacia e il coraggio di chi non vuole lasciar perdere e che ci fa dire, care donne, con un sorriso consapevole sulle labbra, che l’uomo perfetto non esiste … e che di certo, non è Corrado!

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