Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler

Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler

Apache è tornato! Il 28 gennaio è arrivato al Teatro Litta il primo provocatorio appuntamento della linea Apache, giunta alla sua terza edizione: anche quest’anno la Cavallerizza diventa uno spazio in cui le forme più fresche e vitali del panorama teatrale contemporaneo possono esprimere i propri linguaggi senza il rischio di ritrovarsi relegati in riserve, in nicchie dedicate solo a pochi eletti; un luogo per tutti, quindi, che in questa edizione si aprirà anche a una dimensione europea e internazionale.
Dopo il Giorno della Memoria, Apache non poteva non debuttare con Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, opera tratta dal romanzo omonimo di Massimiliano Parente, per la regia e drammaturgia di Filippo Renda. Provocatorio e dal ritmo vivace, lo spettacolo della compagnia Idiot Savant / Ludwig rispecchia intelligentemente quegli elementi che Aldo Grasso ha apprezzato nel romanzo, definendolo “feroce, esilarante, iconoclasta”.
Il risultato scenico è una performance brutale e divertente, che trova il suo punto di forza nel rapporto con il pubblico, oltre che nell’interpretazione dinamica e trascinante dei due attori, Beppe Salmetti e Filippo Renda. Nessuna separazione, nessuna quarta parete, il pubblico circonda letteralmente la scena, sempre illuminata, inglobando attori e scenografia, in una comunicazione continua tra vivaci battute e rapidi botta e risposta; lo spettatore è interpellato, coinvolto, reso attivo partecipante di un processo comunicativo energico e intraprendente.
Salmetti e Renda, accompagnati dalla musica ironicamente invadente di Tano Mongelli, dipingono un divertente e sagace ritratto dell’artista Max Fontana, ovviamente il più grande artista del mondo, ovviamente dopo Adolf Hitler. E sì perché, dice Fontana, il tristemente noto dittatore tedesco, proprio perché ha fatto quello che ha fatto, deve essere annoverato tra i più grandi artisti del mondo: a chi potrebbe venire in mente di compiere certe assurdità se non a un vero e rivoluzionario artista? In un incalzante raffronto tra l’artista Fontana e l’artista Hitler, quest’ultimo si va a definire sempre più come un’opera d’arte totale, perfetta nella sua stravagante illogicità.
Così, la vita di un artista “maledetto” e controverso, che rifiuta le consuetudini, si dipana tra confronti e racconti di vita, in cui le donne assumono un ruolo fondamentale: dalle contorte relazioni con Michelle, Martina, Selvaggia e Adele nascono opere memorabili come “Homicide Box” e “Sputanesh”, per non parlare di “Pizza e fichi”, “Macchina per non innamorarsi” e “Bottone dell’odio”. L’arte contemporanea di Max Fontana è un fulmine a ciel sereno, è qualcosa di inaspettato e sorprendente, che ci colpisce per la sua semplice e illogica genialità. Brillante, ingegnoso e pungente, Fontana possiede quella dose di indifferenza e sfrontatezza, tipica di chi è sicuro di sé e della strada che ha intrapreso. Puntare allo scandalo è il suo obiettivo artistico: nulla è, infatti, paragonabile al piacere di un pubblico indignato.
Tra risate e incredibili storie, nascono ironiche e intelligenti riflessioni: la lotta sempiterna tra opera d’arte e società; il rapporto tormentato tra figli artisti e genitori che non possono comprendere il valore dell’arte, né appoggiare la fama che ne deriva; l’incoerenza di spettatori e giornalisti che, dall’alto della loro indiscussa cultura, si scandalizzano, decretando involontariamente l’immortalità dell’opera d’arte. Il mondo diventa, quindi, il parco giochi dell’artista, a cui è sufficiente plasmare le paure e i segreti più vergognosi della società per ottenere con facilità un successo planetario.

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