Il barbiere di Siviglia – Opera rock

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Il barbiere di Siviglia – Opera rock

Andale, Andale, cari lettori e assidui frequentatori di teatri! Avete tempo fino al 31 gennaio per andare al Teatro Leonardo e approfittare dell’occasione unica di assistere a un originale e scatenatissimo Barbiere di Siviglia. Già il titolo ci fa ben sperare, Il barbiere di Siviglia – Opera rock, se poi scopriamo che la regia è di Susanna Baccari e Claudio Orlandini, non abbiamo più scuse.
Da Beaumarchais a Rossini, a Quelli di Grock, una grande occasione per gli attori della Scuola di tornare a calpestare le assi di un palcoscenico che gli ha dato nel 2014 grandi soddisfazioni e che ora concede a loro l’emozione di tornarci e a noi l’onore di riempire la sala.
In una scenografia spoglia e senza fronzoli, l’eco di un fischiettio crea un legame potente con la nota aria rossiniana del Barbiere, come a rassicurare lo spettatore che: “tranquillo, non hai sbagliato sala! Ti racconteremo le vicende amorose del conte d’Almaviva e di Rosina, gli astuti piani del barbiere Figaro e quelli perfidi del geloso Bartolo, ma…”. Quel “ma” aleggia nella sala dall’inizio alla fine e, in un crescendo di energia, carica il pubblico di grandi aspettative, sempre appagate.

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Fabrizio Bianchi, Matteo De Blasio, Paola Galassi, Isabella Perego, Lidia Piraino, Daniele Turconi sono i sei attori che, in un instancabile gioco di ruoli, con la frenesia che li caratterizza, sanno regalarci l’esperienza di uno spettacolo che diverte e coinvolge. Indisciplinati fin dall’inizio e ben lontani dai canoni consueti dello stare sul palcoscenico, gli interpreti ci accompagnano in un circo adrenalinico, tra farsa e poesia, senza darci la possibilità di identificare il personaggio con unico attore: ciò che conta sono i sentimenti che animano i personaggi, non chi li interpreta. E infatti le anime che abitano l’opera posseggono ognuno una propria forza scenica, che non lascia scampo: Figaro è la chiave di volta, è l’intrigante e astuto barbiere, figlio di una tradizione di scaltri servi che ha il suo punto di forza nella commedia dell’arte; Rosina è la donna forte e ribelle, con un simpatico e gradevole pizzico di leggerezza e ingenuità, che aspira a una vita diversa da quella che ha, che brama non tanto l’indipendenza, quanto l’amore di un uomo che la possa strappare dalla prigionia; il conte d’Almaviva, alias Lindoro, è un giovane di belle speranze, ricco (ovviamente!), che, come i principi delle migliori fiabe, fa di tutto pur di salvare la sua amata; e sempre in una dimensione magica e fiabesca si caratterizza il personaggio di Bartolo, ombroso e ferino antagonista, che, vittima senza rimedio della gelosia e tirchieria, tiene prigioniera la pupilla Rosina e architetta sadici piani per farsi amare e toglierle ogni possibilità di salvezza.
Attraverso rocamboleschi movimenti, corse atletiche, sfrenati balli, canti, arrampicate e lunghe scivolate, l’opera prende ritmo e vitalità, trascinando lo spettatore in un viaggio spericolato e spagnoleggiante. Accattivanti i costumi di Maria Chiara Vitali, che posseggono, anche loro, un certo spirito fiabesco, e avvincente la colonna sonora: Gipo Gurrado e Lucio Sagone creano un mix appassionante e sorprendente che è in grado di unire ed esaltare insieme le arie di Rossini, i Depeche Mode e l’immortale De André. Come si fa a resistere?

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