FÄK FEK FIK – LE TRE GIOVANI – WERNER SCHWAB

FAK FEK FIK

FÄK FEK FIK – LE TRE GIOVANI – WERNER SCHWAB

Mi raccomando, non fate arrabbiare il Collettivo SCH! Spietate, crudeli, pungenti e incredibilmente ironiche, Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli arrivano al Teatro Litta per il secondo appuntamento della linea Apache 2016. Fino al 14 febbraio, nella sala La Cavallerizza, le tre attrici, guidate dall’acuta regia di Dante Antonelli, presentano FÄK FEK FIK – le tre giovani – Werner Schwab. Spettacolo premiato al Roma Fringe Festival 2015 come Miglior Spettacolo, Migliore Drammaturgia e Migliori Attrici ex Aequo, FÄK FEK FIK è una scrittura originale, un lavoro autorale e interpretativo che nasce dalla drammaturgia di Werner Schwab, scrittore austriaco, morto a 35 anni, che nelle sue opere, attraverso un linguaggio amaro e truce, anche se fortemente ironico, racconta il disfacimento dei corpi e la desolazione dell’esistenza. Definito maledetto e iconoclasta, Schwab ha dato al Collettivo SCH l’opportunità di individuare nel finale dell’opera Le Presidentesse il punto di partenza di questa fortunata riscrittura. In scena, quindi, tutto ciò che il drammaturgo austriaco non ha mai scritto, che si caratterizza come un’eredità da lasciare, certo, a chi si avvicina per la prima volta al lavoro di Schwab, ma anche a chi ha già conosciuto i suoi testi e le sue surreali immagini ricche di violenza e degradazione.
Non lasciatevi, però, fuorviare dall’apparente pesantezza dei temi trattati: nonostante, infatti, le tre attrici e il regista riescano a mantenere in questo spettacolo tutto lo stile pessimista e degradante di Schwab, rendendogli un ammirevole omaggio, non rinunciano alla feroce ironia che lo caratterizzava, dandoci così la possibilità di sorridere della nostra attualità.
Partendo dal punto di vista delle attrici, il risultato è un’indagine acuta e provocatoria sull’uomo e la sua esistenza: tre monologhi, tre vite che non si incontrano mai, procedendo parallelamente in un continuo e rapido alternarsi. La bravura delle tre interpreti incanta e sconvolge al tempo stesso. Esse ci offrono la prova che i valori su cui basiamo le nostre azioni, la fede in cui ci rifugiamo e i pilastri della nostra stessa società, che consideriamo saldi, ci stanno portando nella direzione sbagliata. Non c’è felicità, non c’è libertà dove stiamo andando. In cosa crediamo oggi? In Dio? Nella forza della natura? Nella filosofia del “fare per essere”? Il battito ritmato di un cuore scandisce inesorabile i fallimenti delle tre protagoniste, che annaspano tra i tanti piccoli quadri della vita quotidiana: la difficoltà di relazionarsi con gli altri; le inevitabili incomprensioni con i genitori; l’importanza di avere una casa propria anche se non si riesce a mantenerla senza l’aiuto dei familiari; il misterioso rapporto tra l’uomo e il supermercato, luogo nel quale la ricerca maniacale di determinati prodotti inconsciamente ci identifica e ci etichetta (“Risparmiatori”, “Fissati con il biologico”, “Salutisti”, “Amante delle pubblicità” etc.). L’ipocrisia si annida in tutto ciò che ci circonda e la libertà la possiamo trovare solo nelle tasche del vicino, al grido: «Ruba la tua libertà!».
Un forte e irriverente spaccato sulla mentalità italiana quello del Collettivo SCH, che, con FÄK FEK FIK, ci racconta un mondo dominato dall’aspetto esteriore e dalle contraddizioni.
Tra parole e musica, l’interpretazione straniata e brillante di Martina, Giovanna e Arianna non permette il coinvolgimento emotivo dello spettatore, che si ritroverà così a dover riflettere sull’esigenza di un cambiamento.

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