ottobre, 2018

05ott(ott 5)17:3007(ott 7)21:00Se mi vuoi bene, uccidimi (INSTALLAZIONE)installazione interattivaLa Cavallerizza, corso Magenta 24Event Type :Hors,Stagione 2018-2019

Dettagli

di Gianluca Agostini

Nel 2015 mio padre, per la prima volta nella mia vita, mi porta allo stadio. Dopo anni di latitanza, riabbraccio in soli 90 minuti la mia fede calcistica. Anni di snobismo, di “11 miliardari che corrono dietro un pallone”, si volatilizzano di fronte ai 40 metri di corsa che portano Miroslav Klose al gol. Piango. Sono nel Tempio del Calcio, lo Stadio Olimpico di Roma, e il Dio del Calcio mi ha rivoluto a sé. Quest’anno mio padre se ne va. Ha fatto in tempo a lasciarmi tante cose. Spero di meritarmele. L’ultima che mi ha lasciato è stata questa. Per attitudine e deformazione professionale mi ritrovo oggi a vivere un doppio ruolo: quello di tifoso e quello di osservatore del tifo.

Il calcio, che solo in ultima istanza è rappresentato da quegli undici miliardari che corrono dietro un pallone, è allegoria, metafora e sublimazione di dinamiche umane e sociali.
Il calcio vive di una sua epica. E, come ogni epica, il suo campo d’azione è un tempo che è per sua natura antitesi del tempo storico: il tempo del mito.
Il tempo del mito ha una qualità differente. E i suoi “eroi”, pur nel successo, sono quasi sempre accomunati da un destino tragico.
Il calcio è un rito e ogni volta rifonda se stesso.
Ci sono eroi che travalicano addirittura le regole del mito stesso cui appartengono. Uno di questi, Roberto Baggio.
Sento il bisogno di indagare il nostro rapporto con questo tempo. E disannodare alcuni fili male intrecciati nell’inconscio collettivo, segno di una relazione spirituale irrisolta che da circa 15 anni è causa e sintomo di una crisi che il calcio italiano, insieme alla società italiana tutta, vive.
Il calcio come metafora, allegoria, sublimazione.
Roberto Baggio è l’emblema di qualcosa che non c’è più e di cui allo stesso tempo sembriamo impossibilitati a liberarci.
Roberto Baggio, la cosa più bella che abbia mai calcato i campi da gioco italiani, è simbolo di qualcosa che forse è andata storta.
A volte si fa sin troppa fatica a celebrare un funerale.

 


Sala Foyer
dal 5 al 7 ottobre

Date

5 (Venerdì) 17:30 - 7 (Domenica) 21:00

Dove

La Cavallerizza

corso Magenta 24

Produzione

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