marzo, 2020

05marTutto il giorno08ALCESTI - UNA DONNAManifatture Teatrali Milanesi – Compagnia Idiot SavantTeatro Leonardo, via Andrea Maria Ampère, 1Event Type :Stagione 2019-2020Acquista qui

Dettagli

da Euripide – una riscrittura di Filippo Renda – regia Filippo Renda – con Luca Oldani, Beppe Salmetti, Mattia Sartoni, Irene Serini – scene e costumi Eleonora Rossi – luci Fulvio Melli – suono Dario Costa – consulenza scientifica Maddalena Giovannelli – direttore di produzione Elisa Mondadori – uno spettacolo Idiot Savant – produzione Manifatture Teatrali Milanesi – con il sostegno di Qui e Ora Residenza Teatrale

PRIMA NAZIONALE

Admeto: l’egoismo e la connivenza
La generazione dei figli di fronte a quella dei padri. Figli delusi e isolati da un lato, padri narcisi e distanti dall’altro. Dove trovare un archetipo di questo rapporto? Forse in Admeto e Ferete, un figlio che vuole prolungare la propria esistenza e un anziano padre che non sacrifica la propria vita ormai giunta alla maturità per salvare quella del figlio. L’archetipo regge, ma il risultato è sorprendente: Ferete, seppur anziano ama profondamente la vita e ad essa è attaccato come ogni essere umano dovrebbe, cosciente del fatto che si tratti di un’esperienza passeggera e sempre prossima alla fine, indipendentemente dall’anagrafica. Ferete fa parte di quella “Grecia dei padri e degli eroi”, una società che ha sempre guidato le redini del proprio destino, nella buona o nella cattiva sorte. Admeto, il figlio, il giovane “nel pieno delle energie”: il postulante.
Lui ha avuto la fortuna che un Dio non solo gli annunciasse la sua prossima dipartita, ma che gli proponesse anche  di aver salva la vita in cambio di quella di un volontario. E perché, in nome di cosa, un qualsiasi essere umano dovrebbe rinunciare al proprio bene più prezioso, in favore del re di Fere? Il paradosso stesso che lo coinvolge lo rende indegno di tale onore: può un uomo che pretende la vita altrui in sacrificio per aver salva la pelle essere meritevole di un tale sacrificio? Admeto è l’egocentrico, sempre al centro del proprio mondo e di quello degli altri; non rifiuta il sacrificio della propria sposa, Alcesti, madre di figli ancora in tenera età. Aggredisce chiunque decida di muovergli critiche, ma rifugge in maniera abilissima qualsiasi pericolo. Admeto è un finto eroe, che supera le proprie prove grazie all’inganno: la stessa Alcesti è stata da lui conquistata soltanto tramite l’aiuto del Dio Apollo.
Ci rivediamo in quest’uomo, un proto-Amleto che mai agisce, ma che chiede al Mondo di agire per lui. Cosa stiamo facendo per prenderci la vita che ci è stata data in sorte? Ferete dice al figlio, nella battuta più emblematica di tutto il dramma: “Con sorte fausta o infausta a te stesso nascesti”.

“Mi sono avvicinato ad Alcesti con lo spirito del figlio che pretende dal padre – dai padri – tutto, persino la vita. Guardavo con sdegno il genitore di Admeto che, anziano, non rinuncia alla propria vita per salvare quella del figlio. Sentivo passare dentro di me il grido di una generazione che accusa i padri di non volersi fare da parte, di non volere lasciare spazio, di non decidersi ad andare in pensione, di non “morire” per i propri figli. Questo grido non mi ha solo assordato, mi ha anche acciecato: ha fatto sì che io non mi accorgessi che accanto a me, che accanto ad Admeto, ci fosse una persona, una donna, che stava effettivamente rinunciando alla propria vita pur avendo tutto da perdere: marito, figli, giovinezza, bellezza, l’amore di un popolo intero.
Non mi accorgevo che Alcesti stava provando a compiere una rivoluzione. Mi è poi parso di capire di non essere stato il solo cieco: nessuno dei personaggi attorno a lei se ne cura; si disperano, piangono, urlano, ma nessuno le chiede: perché? (…) È questo il dibattito che ho deciso di porre al centro della mia riscrittura di Alcesti: spesso ci si ritrova a muovere delle accuse, a urlare pretese, ad appellarsi alla giustizia o al perdono, ma difficilmente ci si interroga su quello che si fa di ciò che si è. Credo che in un periodo storico in cui risulta più facile ricercare dei nemici piuttosto che analizzare le proprie responsabilità, questo dibattito possa risultare efficace nonostante sia mediato dal mito. Per questo ho deciso di eliminare radicalmente ogni riferimento al mito, facendo in modo che nessun personaggio o luogo venga mai nominato per nome, ma attraverso la sua funzione contingente, per far sì che il pubblico possa concentrarsi su ciò che vede senza perdersi nella letteratura e nei pregiudizi in essa contenuti. Unica eccezione è Alcesti, chiamata per nome tredici volte durante tutta la tragedia, perché la tragedia è quella di Alcesti, unica donna in un mondo di uomini ad affrontare con forza le proprie responsabilità.”

Filippo Renda


Teatro Leonardo
da giovedì a sabato ore 20:30 – domenica ore 16:30
durata: 80 minuti
Biglietti: Intero 25€, Intero giornata di debutto 15€, Convenzioni 20€, Ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) 20€, Under30/Over65 15€, Scuole di teatro e Università 15€, Ridotto DVA 12,50€, Scuole MTM, Paolo Grassi, Piccolo Teatro 10€
spettacolo in abbonamento: Arcobaleno, Arcobaleno tandem, Arcobaleno over 65, Carta regalo x2, Carta regalo x4

Info e prenotazioni biglietteria@mtmteatro.it/02-86454545

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spettacolo inserito in Invito a Teatro

Date

marzo 5 (Giovedì) - 8 (Domenica)

Dove

Teatro Leonardo

via Andrea Maria Ampère, 1

Biglietti

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