Cyrano sulla Luna

Cyrano sulla Luna

La notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 l’uomo arrivò per la prima volta sulla Luna. Da allora, innumerevoli sono stati i viaggi alla scoperta del nostro incantevole satellite, indubbiamente oggi meno misterioso, ma ancora romanticamente affascinante agli occhi di comuni individui. A lasciarci avvicinare, però, alla bellezza e alla meraviglia che circondano questa splendente figura, ci pensa Pietro De Pascalis con il suo toccante e intenso Cyrano sulla Luna.
Dal 5 al 13 maggio, in prima nazionale, avrete, infatti, la possibilità di partecipare a un viaggio incredibile e entusiasmante, avrete l’occasione di vedere e sentire suggestioni da sogno, tanto reali quanto concrete: la Luna non è mai stata così vicina al Teatro Leonardo!

Il primo impatto è già disarmante. La delicata scenografia di Anna Bertolotti fa sì che la nostra mente già fantastichi, prima ancora che lo spettacolo abbia inizio: in una Milano spesso grigia e che non lascia molto spazio per guardare le stelle, Cyrano sulla Luna dà a tutti noi questa possibilità, facendo entrare sul palcoscenico del Teatro Leonardo uno spaccato di cielo, una piccola fetta nera tempestata di luminose stelle bianche. Anche se, si sa, il Teatro è finzione e si fa presto a tornare con i piedi per terra, c’è una parte di noi che sicuramente vorrà rimanere, almeno per il tempo dello spettacolo, legato a quell’incanto, a quelle entità sconosciute e misteriose che solo i sogni possono avvicinare. Una panchina solitaria e dei cespugli di piccoli e grandi palloncini bianchi fanno il resto, rendendo concreta e viva, quasi come se le potessimo parlare, l’immensa Luna.
Non spetta a noi però l’emozione di parlarle. È il momento di Cyrano, o meglio della sua anima, appena dipartita, che ha lasciato il nostro mondo carico di sofferenze, per rinascere sotto una nuova luce e diventare lui stesso una stella. Ma c’è un prezzo da pagare per poter cominciare questa nuova avventura: dire la Verità. Così, la Luna, come una tenera e ingenua bambina che non sa nulla della vita e degli uomini, fa domande, difficilissime domande, portando Cyrano a un confronto crudo e diretto con se stesso e con la Verità.

Il bellissimo testo di Luca Chieregato e la forza scenica di Pietro De Pascalis, entrambi curatori anche della regia, si caricano dell’intensità della tradizione, ossia quella del meraviglioso testo ottocentesco di Edmond Rostand, per portarla su un piano ancora più elevato, per quanto possibile. In Cyrano sulla Luna c’è tutto: c’è il naso, il famoso naso che ha così fortemente caratterizzato il nostro protagonista quand’era in vita e che gli ha tolto ogni possibilità di essere amato, almeno secondo lui; c’è il furore da guascone, che porta Cyrano a cercare, a volere e ad affrontare coraggiose sfide e pericolosi duelli; ci sono le parole, unica consolazione al tormento e alle sofferenze dell’anima, unico sollievo a quel vuoto che neanche la spada può riempire; e poi c’è, naturalmente, Rossana, o meglio, c’è il suo ricordo, la sua essenza, in cui si incanalano tutti turbamenti di un amore segretamente e gelosamente taciuto.
Nello spettacolo di De Pascalis c’è tutto questo, certo, ma c’è molto di più! Il suo non è solo un ripercorrere, un ricordare una vita che ormai non c’è più; è un vero e proprio viaggio dentro di sé, dentro quelle paure che gli hanno impedito di vivere veramente, dentro quella Verità che ora è costretto ad affrontare, la sua più grande sfida. L’ironia e l’energia di Pietro De Pascalis, da solo in scena, rendono lo spettacolo dinamico e commovente, a volte persino divertente, regalando agli spettatori un nuovo punto di vista, una distanza “lunare” che cambia ogni prospettiva.
Ed ecco fatto! Improvvisamente, nulla è più come prima. Da qui, tutto cambia aspetto e significato, perché ora sappiamo che un bacio non è, o almeno non è più, “un apostrofo rosa tra le parole t’amo”, un bacio è un precipitare, è un rapido e inarrestabile cadere.

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