Costruzione dell’immagine della fine

COSTRUZIONE DELL'IMMAGINE

Costruzione dell’immagine della fine

La Fine è sempre difficile da accettare. Spesso non si è pronti ad ammettere che quella cosa che ci sta a cuore sia effettivamente finita o vicino alla sua conclusione: sia che si tratti di una storia d’amore, della vita stessa o di un semplice film, nulla è paragonabile alla sensazione di vuoto che rimane quando tutto è concluso.
Strasse è la formazione artistica, fondata a Milano nel 2009 da Francesca De Isabella e Sara Leghissa, che, dal 28 aprile all’1 maggio nella sala La Cavallerizza, porta in scena un progetto appositamente studiato e creato per Apache 2016: Costruzione dell’immagine della fine.
Uno dei gruppi più interessanti del panorama teatrale contemporaneo milanese, Strasse crea i suoi progetti lavorando sul linguaggio performativo legato all’espressione corporale e sul linguaggio cinematografico come filtro di osservazione di ciò che ci circonda. La particolarità che li contraddistingue da altre realtà teatrali è la relazione che questi artisti intrecciano tra Teatro, Cinema e paesaggio urbano: si tratta, infatti, letteralmente, di un viaggio itinerante alla ricerca di luoghi sempre nuovi da scoprire e da far scoprire. Spazi urbani e paesaggi cittadini si impregnano così di una quotidianità che non gli appartiene, di linguaggi estranei e lontani che, però, non sconvolgono né turbano l’anima del luogo prescelto.
Con Costruzione dell’immagine della fine la compagnia milanese si misura per la prima volta con lo spazio chiuso di una sala teatrale, riuscendo, attraverso il format della festa (molto frequente nei loro lavori), a generare connessioni che stupiscono e ad abbattere categorie e distinzioni tra spettatore e spettatore e tra artisti e pubblico.
Il momento, dunque, è quello della festa, luogo di incontro per eccellenza e espressione massima di una collettività alle prese con l’affermazione della propria integrazione. In realtà, il momento scelto per questo progetto performativo è il momento della fine della festa, quell’attimo sospeso di intimo confronto e sintonia prima della separazione, prima che tutto si concluda.
Non pensate neanche per un istante che quello a cui assisterete sia in qualche modo canonico. Non c’è niente di convenzionale … neanche lo spazio scenico!
La scena, infatti, è lì, nella suggestiva sala La Cavallerizza di corso magenta, ma agli spettatori, fatti accomodare all’esterno della sala, non è dato sapere cosa succeda al suo interno. Note movimentate passano attraverso le pareti e giungono fino alle orecchie del pubblico, che, incredulo, non sa cosa aspettarsi. Si sentono urla di gioia, divertimenti, piedi danzanti, ma, in realtà, nulla accade davanti agli occhi stupiti degli spettatori, sempre in attesa che qualcosa si concretizzi di fronte a loro. Due dimensioni, due mondi distanti connessi solo da una flebile suggestione sonora.
Improvvisamente ecco che ci viene data la possibilità di sbirciare in quella realtà così misteriosa, ma niente da fare: la nostra curiosità non viene appagata, tutto è già concluso, e ci troviamo di fronte alla quotidianità di un saluto e alla naturalezza di un commiato.
In un loop che lascia piacevolmente sorpresi, la determinatezza della Fine viene addolcita dalla struttura ciclica della performance: l’intelligente concept di Francesca De Isabella e Sara Leghissa fa sì che lo spettatore colga l’essenza della Fine attraverso la percezione della sua mancanza e assenza.

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