A parole – Cosa saresti disposto a fare pur di non scomparire?

A parole – Cosa saresti disposto a fare pur di non scomparire?

Si sa, la Storia nelle nostre scuole non si approfondisce mai abbastanza, c’è sempre qualche argomento che sfugge ai nostri studi o a cui ci avviciniamo senza andare a fondo. Per fortuna, però, c’è il teatro a colmare le lacune e per fortuna ci sono Debora Virello e Susanna Baccari che, dal 2 al 7 febbraio nella sala Cavallerizza del Teatro Litta, con lo spettacolo A parole – Cosa saresti disposto a fare pur di non scomparire?, ci permettono di confrontarci con una piccola parte di Storia ai più sconosciuta.
Marìa Estela Martìnez Cartas, detta Isabelita, prima donna Presidente dell’Argentina, nonché terza e ultima moglie del generale Peròn, è la protagonista di questo delicato e incantevole spettacolo, interpretata da una dinamica e intensa Debora Virello, che ne ha scritto anche il testo.
Ad una prima occhiata, ci si accorge subito che la complessa storia di Isabelita e la pazzia che ne deriva si concretizzano anche nella scenografia: un percorso difficile e tortuoso si snoda tra strette assi e instabili pedane, sulle quali poggia, a mo’ di palafitta, una struttura barcollante a più piani. L’agilità con cui la Virello si muove instancabile, nonostante la precarietà dell’assetto scenografico, lascia a bocca aperta e connota la forza di una donna che non vuole arrendersi all’anonimato.
Un fiume di parole si diffonde per la sala e conquista. La loro doppia anima incanta lo spettatore, che non può fare a meno di seguire con attenzione e curiosità il monologo dell’attrice: le parole, in questo sfogo dettato dalla pazzia, sono precise e pungenti, affilate come coltelli, e non lasciano scampo; esse posseggono, però, anche una forza mistica e spirituale, che rende l’ascolto piacevole e leggero, nonostante l’importanza e la profondità degli argomenti trattati.
Isabelita sale faticosamente sul palcoscenico, indossando una divisa sgualcita e un cappello da militare. Tutto la caratterizza come una figura emarginata, stanca e sola. La sua è stata una vita segnata dall’invisibilità e da ogni tentativo possibile di uscire da questa condizione. L’incontro con il generale Peròn le dà la concreta possibilità di liberarsi dell’anonimato, se non fosse che ad oscurare la sua ascesa c’è l’ombra ingombrante della precedente moglie di Peròn, Evita, guida spirituale del Paese, che, anche dopo anni dalla sua morte, rimane nei cuori e nei ricordi di un’intera nazione. Come fantasmi angosciosi e ossessivi, l’esistenza di Isabelita è tormentata e schiacciata dall’influenza gravosa di Evita, ma, come una vera seňora, essa resiste, modellando la sua vita e il suo modo di essere sull’esempio della sua rivale, studiando e imparando i più piccoli particolari di quella vita marchiata dalla fama, che non le è mai appartenuta. Così la follia si spinge ai limiti più estremi, sognando e desiderando una morte giovane tanto drammatica quanto quella di Evita, che possa rendere anche l’anima di Isabelita immortale per sempre.
Debora Virello, guidata dalla raffinatissima regia di Susanna Baccari, si fa coraggiosa portavoce di una figura muta e controversa, conducendoci, attraverso un effimero sentiero di briciole di pane, alla possibilità di fare nostro questo ricordo. E noi le ringraziamo.

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